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Fra speranza e scaramanzia, ambizioni da primo premio o da ultima spiaggia, le piccole sfere del gioco del lotto, assieme a quelle grandi delle partite di calcio, sono fra le poche passioni che tengono uniti Nord e Sud. Non a caso, il protagonista di Baciato dalla fortuna è sì un vigile che onora la tradizione dei grandi giocatori partenopei dei racconti di Giuseppe Marotta e delle commedie di Eduardo Scarpetta ed Eduardo De Filippo, ma trapiantato a Parma, fra le provincie più produttive della Bassa padana. A interpretare questo fortunato smemorato delle forze dell’ordine non poteva che essere quindi l’ultimo erede della commedia napoletana quale Vincenzo Salemme.

“Lo stile esteriore è sempre stato lo specchio di ciò che rappresentiamo”, scrivono gli ultras nel piccolo “manifesto” diffuso domenica in occasione della partita con il Milan e rivelato da Repubblica. L del tifoso con l nel petto ha una sua importanza. “Nella nostra curva cominciano ad affacciarsi personaggi figli dei tempi e di un declino sempre più visibile della nostra società”.

Ritroviamo Alex il leone, Marty la zebra, Gloria l’ippopotamo e Melman la giraffa alla deriva nelle remote spiagge del Madagascar, pronti ad imbarcarsi sull’aereo riparato dalla squadra di terribili pinguini per tornare a Central Park. Un atterraggio di fortuna, però, ben prima di arrivare nei cieli americani, li catapulta nel bel mezzo di una pianura africana, ai piedi del Kilimangiaro. Tutto appare come la realizzazione di un sogno: Alex ritrova la famiglia, Marty il branco che ha sempre desiderato, Gloria le attenzioni del prestante Moto Moto e Melman l’opportunità di mostrare un po’ di eroismo.

L’attore statunitense con il volto anonimo non ha vita facile a Hollywood e questo lo sappiamo, se poi alla sua filmografia non si aggiungono gli elementi di sesso o delirio, rimarrà sempre all’ombra di attori più grandi. Così è per Martin Donovan, alla quale carriera manca quell’intreccio di attenzione che solo personaggi boderline, carnali, onirici ed estremi possono fornire. Peccato, ma forse qualche speranza c’è nel più noto telefilm statunitense dal profumo di marijuana: Weeds.Nato a Reseda, in California, in una famiglia della middle class di origine irlandese e di religione cattolica, Martin Donovan cresce assieme ai suoi tre fratelli, frequentando il Los Angeles Pierce College per due anni e poi l’American Theater Arts, un istituto che era la combinazione fra il conservatorio e una compagnia teatrale grazie alla quale ha cominciato a muovere i suoi primi passi in palcoscenico in piéce come “Richard’s Cork Leg” e qualche opera teatrale di Brecht.

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